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Scenografie per
A CHE SERVONO QUESTI QUATTRINI

di Marina Mercuri e Gianfranco Papa

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Per rappresentare questa commedia che si svolge nel secondo dopoguerra, l´uso delle tele dipinte secondo la "regola del tutto finto", con un cambio di scena a vista tra il primo ed il secondo atto è sembrato ancora una volta congeniale al nuovo allestimento.

La commedia si svolge in due interni: l´immagine della povertà evocata da un "basso napoletano" che affaccia su di un vicolo tipico è stata resa dal tono quasi monocromatico delle pitture raffiguranti una stanza poverissima dove un vecchio lavabo in pietra, sovrastato da un cordino con i panni stesi, domina su una quinta avanzata anche se un po´ laterale.

Sulla quinta opposta, leggermente arretrata, l´immagine di una madonnina, con il suo tipico altarino arredato con fiori e candele accese, produce un particolare effetto luminoso, grazie anche ad un taglio di luce predisposto ad "hoc" con un filtro colore ambra.

Per contro, l´immagine opposta del secondo interno, quella dell´opulenza di facciata di una borghesia arricchita, è stata resa con altrettanta efficacia grazie all´uso di colori molto accesi ed allo stile quasi fumettistico delle immagini.

Per le rappresentazioni nei teatri di maggiori dimensioni è stata ideata una struttura in legno, rivestita in alcune parti di juta grezza, la quale rappresentava in forma stilizzata l´ossatura di un palazzo con immagini di finestre dipinte su alcuni lembi di tessuto ed un portone che, nel primo atto della commedia, faceva da sfondo ad un archetto creato all´entrata del basso, sostituendo la tela usata nelle precedenti rappresentazioni che raffigurava l´immagine di un vicolo con una bottega da barbiere.

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