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Scenografie per
L'UOMO, LA BESTIA E LA VIRTU'

di Marina Mercuri

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L´idea di rappresentare due interni classicamente arredati in stile anni "20 è sembrata prendere forma da subito sulla base e, soprattutto, per una sorta di ossequioso rispetto delle indicazioni particolarmente dettagliate ed efficaci cui rimanda lo stesso Pirandello nelle didascalie della commedia.

Tuttavia, man mano che il progetto scenografico si concretizzava, si è sentita la necessità di estremizzare l´elaborazione dell´idea di partenza cercando una modalità espressiva nuova che conducesse, soprattutto, alla massima sintesi degli elementi scenici senza, tuttavia, alterarne ovviamente l´efficacia.

Si è approdati in questo modo ad una simbolica deformazione della realtà che evocasse, attraverso una espressione decisamente ironica, l´impronta grottesca del testo pirandelliano.

I DUE INTERNI sono stati allora caratterizzati da cinque colonne doriche realizzate in polistirolo, poggiate su quinte formate da pannelli in legno a due segmenti di cui uno fisso a terra e uno superiore girevole su di un perno.
Sul segmento rotante è stato raffigurato, da un lato, il busto di un autore latino per ciascuna colonna.
Ruotando il segmento dall´altro lato è stato rappresentata una grande anfora con dei fiori per ciascun pannello ad indicare il cambio di ambiente.

Un primo fondale in tulle nero sul quale era appeso un enorme quadro raffigurante l´immagine di Socrate nascondeva un secondo fondale arretrato di qualche metro nel quale è stata realizzata in sagoma di legno l´immagine di una nave che entra in porto la quale appariva nel secondo atto grazie all´effetto trasparenza di cui si parla nella commedia Arsenico e vecchi merletti e ad un congegno che ne consentiva il trascinamento da un´estremità all´altra del palcoscenico.

Nel primo atto, inoltre,a scandire lo spazio scenico, sono stati accatastati dei grandi libri realizzati in legno e dipinti a mano a simboleggiare lo studio del Professor Paolino i quali, grazie ad un cambio di scena a vista, venivano portati via alla fine del primo atto per essere sostituiti da un tavolo apparecchiato con quattro sedie che appariva nel secondo atto all´apertura del sipario.

Durante il cambio di scena a vista il quadro del filosofo emblema del moralismo e del razionalismo veniva portato via scoprendo un altro quadro delle stesse dimensioni, dipinto direttamente sul tulle che raffigurava la stessa immagine della nave che poi sarebbe apparsa successivamente nel secondo fondale.

L´effetto evocativo di questa scenografia ispirata dalla doppia immagine di "Paolino" e raffigurante una realtà deformata ha avuto il riscontro di un largo consenso da parte del pubblico che ha colto il senso di ironia con il quale sono state disegnate e dipinte tutte le immagini di scena a sottolineare l´aspetto grottesco della vicenda.

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